La disastrosa crisi economica che ha colpito l’Europa e gli Stati Uniti pare abbia lasciato spazio, nel 2012, a un clima di rivincita e sviluppo. La speranza (che si riflette anche nel buon andamento del mercato italiano) di una vera e propria rivoluzione copernicana, punta i piedi sull’idea di cultura al fine di poter incrementare lo sviluppo del nostro paese.
Che il miglioramento della cultura sia strettamente correlato allo sviluppo economico, non è di certo una novità; già la nostra Costituzione nell’articolo 9 spiega che: «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione».
Ma che cosa vuol dire “cultura”? In questo frangente è necessario che per cultura si abbia una concezione allargata, presupponente non solo l’educazione e l’istruzione, ma soprattutto quel caposaldo che l’Italia non ha mai saputo sfruttare a fondo: la ricerca scientifica. Come poter ritornare a crescere? Come usufruire al meglio di questo nostro grandissimo patrimonio e anche della qualità elevata delle nostre università, in modo da attrarre i “cervelli stranieri”?
Gli economisti ci suggeriscono una strategia di portata medio-lunga, in modo che il cambiamento sia graduale ma stabile negli anni a venire. I punti sono due: la cultura deve essere posta al centro dell’azione di Governo ed è necessario cominciare a pensare alla complementarietà tra pubblico e privato.
Per quanto riguarda il fattore strettamente politico è doverosa un’operazione congiunta in cui entrino in campo il ministero dei Beni Culturali, il ministero dello Sviluppo, del Welfare, degli Esteri e soprattutto dell’Istruzione e ricerca. Per il lavoro simbiotico tra pubblico e privato, invece, si tratta di una vera e propria sfida “all’appetibilità” dell’investimento da parte dei privati.
Chiaramente, come editore privato che lavora su pubblicazioni universitarie e scientifiche, Nuova Cultura indaga con più premura su ciò che riguarda università e criteri di valutazione e merito. Già da un anno, infatti, gli organi predisposti a un’analisi più approfondita della situazione nel ramo della ricerca scientifica si stanno riorganizzando al fine di migliorare gli standard qualitativi delle nostre università. A breve l’ANVUR svolgerà la cosiddetta “Valutazione della Qualità della Ricerca” (VQR), relativa alla produzione scientifica italiana degli anni dal 2004 al 2010. In questo frangente verranno valutate più di 200.000 pubblicazioni esaminate da esperti internazionali anonimi.
Nuova Cultura ha aderito al progetto di collaborazione con l’ANVUR, registrandosi sul sito predisposto. D’ora in avanti quando il sistema incorrerà in una pubblicazione con il prefisso ISBN corrispondente alla nostra casa editrice, ci richiederà il file automaticamente. Gli autori saranno informati – al momento del caricamento dei dati bibliografici – che l’editore ha aderito alla procedura e pertanto caricherà direttamente il file.
Credendo in questa immediata rivincita e con l’idea di una nuova era per un paese che cresce, Nuova Cultura tiene a far proprio lo slogan cardine di questa rivoluzione di pensiero, secondo cui “Niente Cultura, niente sviluppo”.