Negli ultimi 10 anni il movimento dell’Accesso Aperto ha raccolto numerosi sostenitori; riprendendo le parole di Giuseppe Vitiello (dell’Institut d’Études de Sécurité de l’Union européenne), il movimento (di matrice sostanzialmente ideologica) mira a “promuovere la regola aurea dell’accesso libero e/o equo ai contenuti editoriali, sottraendolo alle leggi discriminatorie del mercato e adattandolo ai principi delle pari opportunità nelle aree dell’educazione e della formazione.”

A tale scopo si è reputato fondamentale sfruttare la tecnologia affinché “il sistema delle Riviste Specialistiche”, oltre dell’abbassamento notevole dei costi, potesse godere di una maggiore diffusione: elemento imprescindibile in ambito delle scienze cosiddette “dure” che hanno necessità di aumentare il proprio “Impact Factor” (cifra calcolata dividendo il numero di citazioni correnti ricevuto da ciascuna testata di periodico per il numero di articoli pubblicati nello stesso periodico nei due anni precedenti).

Il futuro delle Riviste Scientifiche pare si direzioni quindi verso l’utilizzo di software dedicati, i quali hanno la possibilità di cooperare direttamente con gli “archivi aperti” e sfruttare la compatibilità con il protocollo per la raccolta dei metadati OAI-PMH, per diffondere i propri contenuti.

La CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) ha realizzato un piccolo fascicolo elettronico (consultabile a questo indirizzo) in cui sono stilate le linee guida per lo sviluppo di Riviste ad Accesso Aperto; nel fascicolo si suggeriscono dei software atti alla catalogazione di tutti i metadati.

La CRUI pertanto consiglia i seguenti CMS:

  • Open Journal Systems – OJS (British Columbia University, Canada)
  • HyperJournal (Pisa, Università e Associazione no‐profit)
  • CMS – Logiciel d’édition électronique

Cosa si incaricano di fare queste piattaforme, chiamate anche di Content Management System?
Esse sono in grado di ricreare una vera e propria filiera redazionale in cui ogni attante può svolgere, indipendentemente, un proprio compito. Questi sistemi tengono conto non solo del concetto di “submission” ossia candidatura spontanea dell’articolo di un qualsiasi Autore, ma anche di quello di Peer Review, revisione effettuata da singoli, anonimi, Referee, incaricati di valutare la scientificità e l’attinenza del pezzo agli argomenti trattati in rivista.

Nel nostro reportage parleremo di OJS (Open Journal Systems); Edizioni Nuova Cultura ha scelto di utilizzare il primo software proposto dalla CRUI e utilizzato dalle università e istituti di ricerca più famosi al mondo.

Il sistema OJS (Open Journal Systems), come tutte le piattaforme di “gestione contenuti” si sviluppa su due piani: un piano esterno, quello dell’utente-visitatore, e un piano interno, quello di amministrazione.
Tutti gli organi della rivista, come direttore, comitato scientifico, curatori, redattori… Possono essere inquadrati nettamente all’interno del sistema. Ogni componente sarà registrato con il suo nome e con un ruolo (amministratore, editor, revisore, autore, redattore, grafico) attraverso cui avrà potere di svolgere la propria mansione all’interno della filiera di produzione.
Il sistema gestisce automaticamente le comunicazioni interne: avverte quando è stata fatta una submission da parte di un Autore esterno, avverte il referee in caso di assegnazione di una revisione, avverte l’Autore sulle decisioni apportate dal comitato scientifico… E così via.
Il software OJS organizza poi, in maniera intuitiva e razionale, tutta la struttura grafica: dalle diverse sezioni della rivista (es. Indice, Articoli, Recensioni, Sommario… ), ai link per il download dei singoli articoli, abstract o qualsivoglia elemento allegato alla submission.
Una volta stilato un elenco di articoli adatti al periodico, in un solo click, la rivista sarà pubblicata online e di conseguenza sarà già presente all’interno degli Archivi OAI.

Questi sistemi informatici (come OJS, Hyperjournal e Logiciel d’édition électronique) non sono unicamente utili al fine di una riduzione dei costi di produzione, insostenibili per quegli enti di ricerca (come le Università) che stanno soffrendo a causa di sovvenzionamenti statali non sufficienti, ma sono soprattutto dei mezzi rapidi, automatici, che permettono l’indicizzazione dei propri contenuti e la diffusione del sapere scientifico, senza limiti, in qualsiasi parte del mondo.