Valacchi e Valacchie nella letteratura francese medievale

Autore/i: Giuseppe Stabile

16.00

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Le attestazioni dell’etnonimo “Valacco” e del corrispondente toponimo “Valacchia” in fonti medievali sono, con ogni probabilità, la principale testimonianza rimastaci della sopravvivenza di una romanità sud-est europea (balcanica e danubiana) dopo l’età antica, almeno fino agli albori dell’età moderna. Non è un caso che soltanto nelle fonti antico e medio-francesi, secc. XI-XV, tali attestazioni si registrino con una frequenza paragonabile alle fonti medio-latine, ma anche bizantine e slave ecclesiastiche, dato il ruolo di tramite che per tutto il Medioevo e oltre la Francia, la sua lingua e la sua letteratura hanno ricoperto tra l’Europa e il suo perennemente vulnerabile e semi-incognito Limes orientale. Di questa liminarità affascinante e paurosa ma ben presente nell’immaginario medievale europeo, i Valacchi, prima come alleati dei “Saraceni” o “Saraceni” essi stessi, poi addirittura come difensori della Cristianità, costituiscono una delle ipostasi più significative eppure più complesse e sfuggenti. Lungi dal voler fornire risposte conclusive, il presente libro offre una panoramica delle principali questioni tuttora aperte sui Valacchi e raccoglie per la prima volta, in un repertorio, tutti i luoghi della letteratura francese antica e media attestanti i Valacchi e le Valacchie, i paesi che di questa romanità occultata, ma forse mai del tutto dimenticata, conservarono il nome.


Giuseppe Stabile si è laureato due volte all’Orientale di Napoli e si è addottorato alla Sapienza di Roma in Filologia Romanza con una tesi di Filologia Rumena Antica, l’edizione critica dell’Evangeliario slavo-rumeno di Sibiu (1551-’53), il più antico testo rumeno a stampa conservato. Si occupa di letteratura rumena, in prevalenza antica, ma anche moderna e contemporanea, spaziando dall’influenza slava sui testi dei secc. XVI e XVII all’inquadramento della memorialistica del Gulag rumeno nel panorama letterario dei primi anni ’90 del XX. Ha al suo attivo pubblicazioni sulla Bibbia di Bucarest (1688), le Sibille e il sincretismo tra la Sibilla e la Regina di Saba nella tradizione rumena e bizantino-slava, nonché sulla memorialistica del Gulag rumeno.

[:en]Le attestazioni dell’etnonimo “Valacco” e del corrispondente toponimo “Valacchia” in fonti medievali sono, con ogni probabilità, la principale testimonianza rimastaci della sopravvivenza di una romanità sud-est europea (balcanica e danubiana) dopo l’età antica, almeno fino agli albori dell’età moderna. Non è un caso che soltanto nelle fonti antico e medio-francesi, secc. XI-XV, tali attestazioni si registrino con una frequenza paragonabile alle fonti medio-latine, ma anche bizantine e slave ecclesiastiche, dato il ruolo di tramite che per tutto il Medioevo e oltre la Francia, la sua lingua e la sua letteratura hanno ricoperto tra l’Europa e il suo perennemente vulnerabile e semi-incognito Limes orientale. Di questa liminarità affascinante e paurosa ma ben presente nell’immaginario medievale europeo, i Valacchi, prima come alleati dei “Saraceni” o “Saraceni” essi stessi, poi addirittura come difensori della Cristianità, costituiscono una delle ipostasi più significative eppure più complesse e sfuggenti. Lungi dal voler fornire risposte conclusive, il presente libro offre una panoramica delle principali questioni tuttora aperte sui Valacchi e raccoglie per la prima volta, in un repertorio, tutti i luoghi della letteratura francese antica e media attestanti i Valacchi e le Valacchie, i paesi che di questa romanità occultata, ma forse mai del tutto dimenticata, conservarono il nome.

Giuseppe Stabile si è laureato due volte all’Orientale di Napoli e si è addottorato alla Sapienza di Roma in Filologia Romanza con una tesi di Filologia Rumena Antica, l’edizione critica dell’Evangeliario slavo-rumeno di Sibiu (1551-’53), il più antico testo rumeno a stampa conservato. Si occupa di letteratura rumena, in prevalenza antica, ma anche moderna e contemporanea, spaziando dall’influenza slava sui testi dei secc. XVI e XVII all’inquadramento della memorialistica del Gulag rumeno nel panorama letterario dei primi anni ’90 del XX. Ha al suo attivo pubblicazioni sulla Bibbia di Bucarest (1688), le Sibille e il sincretismo tra la Sibilla e la Regina di Saba nella tradizione rumena e bizantino-slava, nonché sulla memorialistica del Gulag rumeno. [:]

Altre info editoriali
ISBN cartaceo: 9788861347458
Numero pagine: 268
Colore: B/N
Data di pubblicazione: 6 Dicembre 2011

Informazioni aggiuntive

Peso 0.325 kg
Dimensioni 20 × 14 × 20 cm

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